Lo strumento principale per sviluppare software

Qual'è lo strumento principale per sviluppare software? Intendo proprio quello che senza non si fa alcun software di qualità.
Pensiamoci un po'... ci sono i compilatori, gli IDE, i libri e manuali. Il c++, java e python? Linux anzi no windows, anzi no il mac.

Davanti a tutti, però, ce ne sta uno senza il quale non riusciamo a fare niente di buono: il nostro cervello. Se il nostro cervello funziona bene, allora anche il software che produciamo funziona bene.

Chiaramente il sillogismo si applica a tutti i campi della nostra vita, ma a noi interessa il processo di sviluppo del software. E nello specifico, come si mette in relazione il software prodotto e la nostra mente.

Possiamo dire che se quello che stiamo scrivendo, il software che ci è stato commissionato, non funziona bene è perché la nostra mente, il nostro cervello, non ha dato il massimo di se? Anzi, senza scomodare il massimo, non ha dato quanto bastava?

Secondo Andy Hunt il problema è proprio biologico. Io aggiungo quello che deriva dalla mia esperienza.

La pace e la calma mentale è il miglior posto dove scrivere software. Quali sono gli agenti che agitano la quiete interiore? Vedo almeno due grosse spinte: le distrazioni e i problemi extra lavorativi.
Le distrazioni sono peggiori quando auto generate dalla nostra mente. Ad esempio l'uso compulsivo di chat, web e posta elettronica: verificare ogni 5 minuti se è arrivata posta anche se abbiamo impostato un alert che ci avvisa; ricaricare la pagina di repubblica.it che non si sa mai cascasse il mondo; 15 chat aperte contemporaneamente che vuol dire una interruzione ogni 5 minuti. Il consiglio che do in questi casi è di cercare di educare se stessi e chi ci sta vicino ad un uso più ragionato di questi strumenti.
Per i problemi extra-lavorativi, che sono molto delicati, il consiglio che posso dare è proprio di sfruttare l'opportuinità lavorativa per ritagliarsi quel breve intervallo di tempo dove si riesce ad estraniarsi dalla realtà.

Una volta riconosciuto il punto debole nel nostro processo creativo, dobbiamo essere abbastanza maturi da cercare anche le soluzioni. Prima regola è quella di trasformare ogni fallimento in un'occasione per imparare dai propri errori e migliorarsi continuamente. Questo implica uno studio e ricerca continui: tecniche, linguaggi, metodologie. Ma anche leggere un buon libro di cucina, o di storia o di sociologia, perché dalle affinità c'è sempre occasione per imparare.

Nel processo di riconoscimento e auto miglioramento, che a questo punto possiamo quasi chiamarlo di correzione dell'errore che c'è nella nostra mente, cerchiamo sempre di farci aiutare da un mentore. Se ne abbiamo uno come vicino di scrivania, ovviamente.

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